08/12/2016

BEATA ME CHE LAVORO DA CASA

Beata me che lavoro da casa.

Ho 31 anni e lavoro da sempre.
Ho iniziato a 16 anni, al sabato all'uscita dal liceo andavo a fare la commessa in un negozio, poi ho fatto la cameriera, l'hostess e una serie infinita di surrogati.
Non perchè ne avessi bisogno, da figlia di borghesi, avrei potuto godermi tutti questi 15 anni senza far nulla, invece, per fortuna o no, diciamo che ho uno spiccato senso del dovere e della responsabilità che mi ha spinto a darmi sempre da fare.
Nel frattempo ho iniziato a lavorare in uno studio, mi sono laureata, sposata, messa in proprio e fatto non uno, non due, ma ben tre figli.
Come sento ripetermi spesso "non mi ha obbligata nessuno". E' vero. Farei anche il quarto.
Ma, c'è un ma, oltre ai miei figli amo quello che faccio, sto inseguendo un sogno e non ho nessuna intenzione di rinunciarci.
Ma, c'è un altro ma, non è per niente semplice.
Con la nascita di ogni figlio ho dovuto scardinare la routine acquisita faticosamente per crearne una nuova, raggiungere nuove velocità che, a confronto, Flash Gordon pare un principiante .
E ritagliare il tempo per la mia attività, anche se "strappare" penso sia più appropriato, da poppate, cambi, cene da preparare, lavatrici da caricare, figli da accompagnare.

__realtà__

Quel tempo per fare bene il mio lavoro è diventato sempre più invisibile.
Va bene che lavoro nella moda e agli occhi dei più non c'è nulla di più frivolo e velleitario, va bene che non devo sedermi in catena di montaggio tutte le mattine a infilare canditi nei panettoni, ma anche io vorrei, delle volte, veder riconosciuto il mio sforzo e non sentirmi dire "beata te che lavori da casa".

__immaginario collettivo__

 

Perchè è vero che non ho un capo a cui rendere conto, a cui consegnare il compito, ma rispondo comunque alla mia infinita passione per quello che faccio e al mio infinito senso di colpa.
Ho disatteso le aspettative di molti con la mia scelta controcorrente con le energie spese e gli studi fatti, ma è una scelta così difficile da capire se non la si prova.
Lo capisco.

Per questo sono felice di far crescere Fedra con lo stesso amore con cui mi dedico ai miei tre figli.

Con amore
Federica

Ps: ho scritto questo articolo con Adelaide in braccio.
Pps: ci hanno appena raggiunte Martino e Gregorio!
Ppps: Gregorio "mi amora".

 


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